Le parole di un amico….

queste parole son state scritte da uno dei miei migliori amici…

cara 
le notizie su quel che sta succedendo laggiù ci rattristano il cuore.
c'è chi oramai è del tutto sfiduciato e non ha parole, c'è chi dice, e credimi sono in tanti, "stanno facendo l'esatto gioco voluto da Israele".
io continuo a pensarla sempre più come al mio solito, e mi chiedo dove sia la società civile.
mi chiedo quando il popolo alzerà la testa e non permetterà più alle fazioni armate di governare il territorio.
mi chiedo perchè i giovani imbracciano il fucile di hamas o di fatah per poi andare a sparare o lottare contro un'altra fazione del loro stesso paese.
mi chiedo perchè la gente non si rende conto che una guerra civile dentro l'altra non è la soluzione ai problemi del quotidiano, quelli di cui tu spesso parli: raggiungere l'università indenni, potersi permettere di studiare, comprare libri, andare a trovare i parenti oltre il muro, vivere una vita dignitosa, non farsi sradicare gli alberi di ulivo sotto casa…
mi chiedo perchè non riusciamo a capire che a volte la non violenza è più significativa della presa di potere.
io credo che se le idee sono forti non serve il braccio armato, se la determinazione è potente non servono le bombe o le mine.
migliaia di persone che si rifiutano di eseguire un ordine o di lavorare per l'oppressore sono più potenti e devastanti di un carro armato che abbatte una casa.
so, so perfettamente che la palestina è uno dei luoghi al mondo più ricco di contrasti e che questi contrasti sono disarmanti.
ed oggi ci tocca assistere alla quasi separazione di gaza dalla cisgiordania.
ma non riesco a pensare ad altro che a un bantustan, un Gazastan, come forse, se questa dolorosa esperienza dura, verrà chiamato sui libri e manuali.
cosa credono questi signori, che non conosciamo le dinamiche di potere?
che non sappiamo chi è che li arma e a quale scopo?vogliono farci credere che un paio di tunnel sotterranei nel deserto (come se poi gli israeliani/americani non sapessero dove fossero o non fossero capaci di individuarli) gli permettono di avere tutti quei fucili e kalashnikov…
no io non ci credo minimamente, e sento che l'amico israeliano è molto molto vicino ai vertici di hamas e di fatah.
sento che siamo di fronte a giochi di potere, e che la gente comune sta morendo perchè qualcuno deve spartirsi la torta.
le prossime generazioni vivranno uno schifo: è questa l'unica eredità possibile.
come fa questa gente ad andare a sparare, essere connivente col potere, andare a pregare in moschea ed essere convinta che si, che va tutto bene.
tornare a casa dai propri figli e lavarsi il sangue dagli avambracci, il sangue del tuo vicino di casa, e poi guardarli ancora negli occhi i propri figli, e sapere, saperlo dal profondo, che si sta "lavorando" per il loro futuro.
e quel sangue non se ne può andare via tanto facilmente, non scivola velocemente per le condutture, ma resta nella storia, nell'odio e nella vendetta.
la storia diventa così un susseguirsi di faide: ma perchè non si può vivere uno accanto all'altro?
è questa domanda che mi porrei da palestinese che vive nei territori o a gaza?
è tanto semplice.
le gerachie vogliono il potere, non hanno intenzione di cambiare, non vogliono la fine dell'ANP e dell'OLP, non vogliono uno stato, sarebbe troppo disciplinato.
va bene così, il caos fa comodo ai partiti, drena denaro dall'estero.
all'estero la causa è molto sentita, i palestinesi esuli sono molto nostalgici ed essi ci speculano.
ma dentro, chi vive dentro muore.
è un dato di fatto. vorrei che la gente comune impazzisse, che tornando a casa si chiedesse se è il caso di vivere così per sempre, ripeto PER SEMPRE o no.
e non parliamo poi di Israele.
questo caos è una benedizione che cade giù dal cielo.
pensare che essi non c'entrino con tutta questa storia è assurdo.
io, rimango del mio parere, credo che quella terra sia una e che una debba essere, che la gente deve poter vivere, che i bambini devono poter sognare, che l'esperimento degli arabi israeliani sta più o meno funzionando. credo che qualcuno dovrebbe rifletterci e mettere da parte l'orgoglio, accettare di essere stati sconfitti, non sul piano tattico o militare, ma sulla più tremenda delle debolezze: la cocciutaggine e l'avidità.
un po' meno avidità avrebbe risparmiato qualche vita, un po' più di umanità avrebbe evitato i giochi di potere internazionali su un territorio insulso geograficamente, ma stupendo umanamente.
d.
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