Appunti di viaggio… (prima parte)

Ieri sera passeggiavo per le strade della città vecchia…c’era qualcosa di strano nell aria…il cielo rosso, sembrava volesse piovere sabbia e l atmosfera era inquietante ma anche molto bella. Be’ sara’ che Gerusalemme ha sempre qualcosa di magico, indifferentemente dal tempo e dalle stagioni…

Di notte, di notte devi difenderti dalla sua bellezza…di notte amo passeggiare tra le strade semideserte della citta’ vecchia, guardare cio’ che resta del mercato della mattina, spaventarmi per un gatto che cerca qualcosa da mangiare, leggere i nomi delle strade, provare a trovare la via di casa senza perdermi e guardare tra i vicoli, scoprire le differenze, prendere dei punti di riferimento, passare da un quartiere all’altro godendo di quella calma…tutto e’ silenzio, tutto dorme.

E’ incredibile come muti la citta’! Di giorno e’ un caos di gente, di lingue, di rumori, di prezzi urlati, di musica…di notte ci sei tu e lei che sembra volerti parlare,cullare..ed e’ quando lei mi parla che mi fermo ad ascoltare e…riflettere. Sono a Gerusalemme! Penso ai miei amici palestinesi che non l hanno mai vista se non ogni notte nei loro sogni, che non hanno mai sentito il suo sapore se non quello acre della terra che hanno stretto, baciato, mangiato…penso e penso…alla famiglia che mi ospita e che, nonostante le difficolta’ economiche, mi ha accolto come una figlia.

 

Questa famiglia, una delle tante che possiamo leggere nei giornali o in qualche ricerca, vive in un quartiere chiamato “bab hutta”, l’unica zona della citta’ vecchia in cui non ci sono telecamere della sicurezza israeliana, il quartiere da cui si dice sia iniziata la seconda intifada, uno dei quartieri che Israele vorrebbe prendere per ingrandire la parte ebraica. Ebbene questa famiglia vive in una casa che una volta aveva due piani, il piano superiore il figlio piu’ grande lo aveva costruito per viverci una volta sposato ma, evidentemente, non aveva fatto i conti con l’esercito israeliano.

 

Ora vive in una zona chiamata shufat che un tempo era parte di Gerusalemme mentre ora, grazie al muro, e’ completamente separato da essa. Sua moglie non puo’ visitare sua suocera non avendo una ID israeliana e tra qualche mese, quando il muro sara’ completato, ci sara’ un solo passaggio per entrare ed uscire da shufat…attraverso la west bank e il famoso check point di Qalandia. Ma la vita nella citta’ vecchia continua…con i ragazzi che il pomeriggio giocano a pallone nel circolo ricreativo laqlaq, che Israele ha intenzione di chiudere, i bambini che sorridono e si stupiscono quando mi sentono parlare arabo, le donne che si confidano i loro problemi, le ragazze piu’ giovani che, di nascosto dalle loro famiglie, mi chiedono di usare il mio telefono per chiamare il loro fidanzatino… e me, osservatrice interna di questa realta’, ospite di questa cultura, che ancora non riesce ad abituarsi alla mancanza totale di privacy in casa o al considerare normale gli arresti, le perquisizioni, le restrizioni che i suoi vicini vivono ogni giorno. E’ normale!

Questa e’ la risposta di coloro che vivono qui…due ragazzi a nablus son morti…e’ normale! Dei soldati han fermato un pullmino, picchiato i palestinesi che erano all’interno e preso a calci le loro cose, cibo, telefoni, borse, davanti ai miei occhi…e’ normale!L’esercito ha impedito ad un medico di passare attraverso il check point di Nablus, sapendo che lo attendeva un paziente molto malato dall’altro lato, tutto questo davanti ad una macchina dell’UN…e’ normale!

A giorni i palestinesi che vivono a Gerusalemme avranno bisogno di un permesso (non facile da ottenere) per entrare nella west bank dove lavorano, studiano, hanno i loro parenti…e’ normale!e’ normale, e’ normale…ma quando tutto questo diventa normale…allora a che serve lottare????…non capivo…ora so, sono strategie di sopravvivenza…un modo disperato di non perdere la testa…

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