Mi sconvolgo di come ormai, dopo circa 4 mesi, mi sia quasi abituata ai posti di blocco e ai controlli…cioe’ non si puo’ parlare proprio di abitudine, forse e’ rassegnazione, forse e’ sfinimento…non so dire cosa sia.
Certo che se penso alle prime volte che fermavano l’autobus di studenti, controllavano i documenti, facevano scendere qualcuno per perquisirlo, stavamo anche un’ora ad aspettare che finissero di studiare le ID, sotto il sole…come andavo ai matti, li guardavo con sguardo di sfida cercando di mostrare il mio disappunto..ora qualcosa e’ sicuramente cambiata. Non che sia minore la rabbia, forse solo piu’ razionale la reazione. Ripenso al controllo in aeroporto….non solo hanno aperto tutte le mie borse, sfogliato i miei libri, controllato la provenienza di ogni souvenir e chiestomi come, perche’, quando sono entrata nei territori….ma hanno controllato anche la mia persona…tutta!….una soldatessa, che poteva avere la mia eta’ o forse pochi anni in piu’, mi ha fatto togliere scarpe calzini e maglia…ha controllato una ad una le dita dei miei piedi, ha controllato tra i miei capelli, nei pantaloni, infilando una mano nella cintola e passando quell’aggeggio trova armi tra le mie gambe. Ero schoccata, guardavo questa bionda che continuava a ripetermi se avevo armi addosso,la guardavo e volevo quasi dirle: be’ se riesco ad infilare un qualcosa tra le dita dei miei piedi che son cosi’ piccoli e corti…merito il nobel!…ma, messa in guardia dai racconti degli altri, non ero ne’ spaventata ne’ intimidita…anche perche’ a confronto con quello che han vissuto altri colleghi e amici, non e’ stato niente!
C’era di nuovo solo che era la mia prima volta e la prima volta non si scorda mai..