rassegna stampa: tulkarem 1 Agosto

Tulkarem – Ma'an – The Israeli occupation forces withdrew from Tulkarem refugee camp, in the northern West Bank, on Wednesday afternoon following an incursion which lasted an-hour-and-a-half and left two boys injured.  The Palestinian security services said that the Israeli occupation forces stormed the camp in search of 'wanted' Palestinians and military jeeps surrounded the area. 16-year-old Hadi Hamdan and Mohammad Kharyoush, aged 18, were injured in clashes that erupted between Israeli soldiers and Palestinian resistance fighters. During the invasion the Israeli army raided the homes of local residents 

Traduzione:

Le forze israeliane di occupazione si sono ritirate dal campo profughi di Tulkarem, a nord della west bank, sul pomeriggio di mercoledì dopo un'incursione che è durata un-ora-e-mezzo ed ha causato il ferimento di due ragazzi. I servizi di sicurezza palestinesi hanno detto che le forze israeliane di occupazione hanno assaltato il campo alla ricerca dei Palestinesi “wanted=ricercati„ e le jeep militari hanno circondato la zona. Hadi Hamdan 16 anni e Mohammad Kharyoush, 18, sono stati feriti durante gli scontri fra i soldati israeliani ed i combattenti palestinesi di resistenza. Durante l'invasione l'esercito israeliano ha fatto irruzione nelle case dei residenti locali

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Rassegna stampa: salfit, 1 agosto 2007

Nablus – Salfit – Ma'an – Israeli soldiers on Wednesday prohibited Palestinian pedestrians from crossing Za'atara checkpoint, east of the West Bank city of Salfit. Israeli soldiers claimed "security reasons" for their actions. The forces searched buses for hours, using sniffer dogs to inspect personal belongings, while forcing the passengers to wait in the hot sun. Za'atara barrier separates the areas in the north of the West Bank from the south; it consists of two checkpoints.

 

Traduzione:

soldati israeliani Mercoledi' hanno proibito ai palestinesi a piedi di attraversare il checkpoint di za'atara, ad est della citta' di Salfit adducendo "ragioni di sicurezza" per giustificare la loro azione. Le forze hanno cercato sugli autobus per ore, utilizzanddo anche i cani per ispezionare gli oggetti personali, costringendo i passeggeri ad aspettare sotto il sole. la barriera di za'atara separa le aree al nord della west bank dal sud, e' formata da 2 checkpoint.

Mercoledi' 1 Agosto Maan news agency

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More than 600 hundred french emigrants reached israel yesterday

 

 More than 600 hundred Jews emigrants from french origin reached israel yesterday.

 and it is expected to reach israel by the end of this year more than 3000 thousand jews from french origin .

 and some israeli organization said that " the french-jews emigration to israel has increased largely this year in comparison to the last year "

published by : H.Q

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come smettere di fumare…

 

Il Racconto di M. D., 45 anni, west Bank

M. e' stato in una carcere israeliana molti anni a causa della sua attivita' politica. M. era un fumatore, gli piaceva fumare. Chiedeva, dalla sua prigione, di poter avere delle sigarette ed ogni giorno i suoi carcerieri gliene "regalavano" una, senza dargli accendino o fiammiferi o niente altro per accenderle. Ogni giorno.

M. era nella sua prigione, aveva con se delle sigarette. voleva fumarle. Si dice che solo un fumatore puo' capire cosa significa avere una sigaretta e non poterla fumare. E' piu' cresceva il suo nervosismo, puo' sentiva il bisogno di fumare.

M. per un mese intero ha cercato il modo di accendere, ha pregato per un accendino, un fuoco.. fin quando non ha pensato di usare la lampadina della luce. Ed e' cosi' che ha rotto la lampadina e si e' ritrovato, non solo con le sue ormai 30 sigarette spente, ma anche al buio. In quel momento ha realizzato come era stato facile sfruttare la sua debolezza, utilizzare una sua dipendenza per fiaccare la sua resistenza, per farlo innervosire e ridere di lui ed e' cosi' che ha deciso di smettere di fumare.

 

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ricevo e inoltro da Arial PETIZIONE PER SUSIYA

 scusa vorrei far circolare quest'appello:è importante Susiyail villaggio che esiste solo per qualcuno e, probabilmente, ancora per poco.

I pacifisti israeliani di Ta'ayush hanno messo online una petizioneper Susiya. Lo scopo e' raccogliere piu' e/mail (firme) possibili nel più breve tempopossibile per far vedere alle autorità militari isareliane che c'è attenzionedall'estero ed evitare così la demolizione di Susiya. Da sottoscrivere e divulgare entro il 6 luglio. Grazie. Logan La petizione è a questo indirizzo:http://www.PetitionOnline.com/Susya67/petition.html luglio 2007 Susiya, un villaggio palestinese che tra pochi giorni non potrebbe piùesistereIl 6 giugno scorso, l'Alta Corte Israeliana ha dato 30 giorni di tempo aipalestinesi di Susiya per presenatre una mappa dell'abitato all'AmministrazioneCivile Israeliana (DCO), l'ufficio militare dell'occupazione israeliana inCisgiordania. Se la mappa non verrà presentata entro il 6 luglio,l'abitato potrà' essere distrutto.Il 25 giugno iI soldati israeliani hanno vietato agli ingegneri assunti dalvillaggio nelle colline a sud di Hebron, di fare le rilevazioni per la mappa,con nelle mani un ordine militare firmato dal commando dell'AmministrazioneCivile in Hebron.

http://www.petitiononline.com/Susya67/petition.html

inviato da Arial 

 

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Accade ad Hebron

L'articolo qui di seguito e' stato tradotto da una fonte francese da un ragazzo italiano che ha lavorato un po' di tempo in palestina.  
Ieri a Hebron, Ahmad Abdel Muahsin Skafy, 15 anni, è arrivato all'ospedale, il suo corpo era dilaniato. Intorno alle 17.30, giocava davanti casa sua, in un quartiere di Hebron, con una pistola in plastica. I soldati israeliani hanno circondato la zona e senza avvertire, hanno sparato: vari proiettili in testa, petto, gambe e piedi. Non contenti di questo, hanno anche sguinzagliato i loro cani verso l'adolescente. Erano molto stupiti quando hanno notato che l' M-16 che il ragazzo sembrava portasse era solo un giocattolo. L'ufficile ha anche fatto sapere che era dispiaciuto per questo sbaglio.
Hebron è una zona sensibile. Dobbiamo alla presenza di 500 coloni che occupano alcune case illegalmente nella città i 2500 soldati messi a disposizione per proteggerli. Ci sono spesso dei derapage…

Avete sentito questa notizia al telegiornale? o su qualsiasi altra fonte di
informazione di massa italiana?

questo accade, nelle sue diverse forme, ogni giorno in Palestina.

Grazie R.
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la normalita’

Parlavo con una mia amica, ha deciso di sposarsi e di lasciare la Palestina…le ho chiesto il perche' e se fosse pronta a vivere lontano da qui. lei mi ha guardato e mi ha detto…

"ieri sono stata a Ramallah a trovare mia nonna con mia sorella (la sorella ha 15 anni ed e' disabile), purtroppo lei aveva deciso di cambiare borsa e quindi ha dimenticato la sua ID. Arrivati al checkpoint di Qalandya ho cercato di spiegare ai soldati israeliani la svista ma non c'e' stato verso di convincerli, quasi fossimo dei criminali!!capisci?? Ci hanno interrogato a lungo, ci hanno perquisito e alla fine hanno rifiutato di farci passare. Non avevo neanche abbastanza soldi per prendere un taxi e cercare di fare una strada alternativa, piu' lunga ma con meno controlli…Dopo una lunga contrattazione con un tassista siamo riuscite a trovare questo passaggio, sono rimasta senza soldi ma almeno io e mia sorella siamo riuscite a tornare a casa. Io non voglio che i miei figli vivano in questo modo, lo capisci? Problemi per andare a scuola, per andare da mia nonna, per fare qualsiasi cosa!!mi capisci?"

Il subdolo gioco messo in atto dal governo Isreliano sta riuscendo…rendere impossibile anche la piu' normale delle azioni per spiengere i Palestinesi a lasciare al Quds, cercando di fiaccare la loro resistenza. Spesso mi fermo a parlare con i ragazzi del mio quartiere, in citta' vecchia, molti di loro pur amando piu' di stessi la loro terra, mi dicondo di essere stanchi di vivere in questo modo, di non vedere prospettive. Le condizioni economiche dopo la costruzione del muro sono peggiorate cosi' come sono aumentate le difficolta' per andare semplicemente a trovare un amico o un parente, una volta vicino, che ora invece vive dall'altra parte della barriera…per non parlare della pratica della demolizione delle case di palestinesi con la scusa che esse siano "illegali"… mi chiedo spesso se tutti i turisti che ogni giorno inondano gerusalemme si siano mai fermati a parlare con la gente del posto, con i bambini che si divertono a fotografare o con i ragazzi della mia eta' che, come la ragazza che mi ospita, vorrebbero finire i loro studi ma non hanno i soldi per farlo. Se si fermano mai riflettere che hanno il privilegio di vedere una citta' proibita per i Palestinesi che vivono nei territori…

la capisco la mia amica…sogna la normalita', solo la normalita' che da troppo tempo le e' negata.

 

 

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storie di …vita??

Ieri sono andata a cena con degli amici Palestinesi. Tra loro c'era A., un ragazzo di 30 anni di alQuds. A. Si e' sposato 4 anni fa con una ragazza palestinese che pero' ha nazionalita' giordana ed hanno 2 bambini. Hanno vissuto in Plaestina fino ad ora, poi quest'anno lei e' tornata in Giordania perche' le era scaduto il visto, sperando di rinnovarlo al suo rientro in Palestina…ma e' stato proprio alla frontiera che le hanno rifiutato l'ingresso…

A lui a sua volta hanno rifiutato l'ingresso in Giordania a causa della sua attivita' politica, tra l'altro con un partito legalmente riconosciuto nei territori occupati.

e tra le sue lacrime per l'impossibilita' di riabbracciare la sua famiglia e la sua rabbia mi son chiesta…cosa farei io al suo posto Se il mio diritto alla vita, alla famiglia, alla felicita' fosse negato?…io so quale sarebbe la mia risposta….

 

 

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la prima volta…

Mi sconvolgo di come ormai, dopo circa 4 mesi, mi sia quasi abituata ai posti di blocco e ai controlli…cioe’ non si puo’ parlare proprio di abitudine, forse e’ rassegnazione, forse e’ sfinimento…non so dire cosa sia.

Certo che se penso alle prime volte che fermavano l’autobus di studenti, controllavano i documenti, facevano scendere qualcuno per perquisirlo, stavamo anche un’ora ad aspettare che finissero di studiare le ID, sotto il sole…come andavo ai matti, li guardavo con sguardo di sfida cercando di mostrare il mio disappunto..ora qualcosa e’ sicuramente cambiata. Non che sia minore la rabbia, forse solo piu’ razionale la reazione. Ripenso al controllo in aeroporto….non solo hanno aperto tutte le mie borse, sfogliato i miei libri, controllato la provenienza di ogni souvenir e chiestomi come, perche’, quando sono entrata nei territori….ma hanno controllato anche la mia persona…tutta!….una soldatessa, che poteva avere la mia eta’ o forse pochi anni in piu’, mi ha fatto togliere scarpe calzini e maglia…ha controllato una ad una le dita dei miei piedi, ha controllato tra i miei capelli, nei pantaloni, infilando una mano nella cintola e passando quell’aggeggio trova armi tra le mie gambe. Ero schoccata, guardavo questa bionda che continuava a ripetermi se avevo armi addosso,la guardavo e volevo quasi dirle: be’ se riesco ad infilare un qualcosa tra le dita dei miei piedi che son cosi’ piccoli e corti…merito il nobel!…ma, messa in guardia dai racconti degli altri, non ero ne’ spaventata ne’ intimidita…anche perche’ a confronto con quello che han vissuto altri colleghi e amici, non e’ stato niente!

C’era di nuovo solo che era la mia prima volta e la prima volta non si scorda mai..    

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Le parole di un amico….

queste parole son state scritte da uno dei miei migliori amici…

cara 
le notizie su quel che sta succedendo laggiù ci rattristano il cuore.
c'è chi oramai è del tutto sfiduciato e non ha parole, c'è chi dice, e credimi sono in tanti, "stanno facendo l'esatto gioco voluto da Israele".
io continuo a pensarla sempre più come al mio solito, e mi chiedo dove sia la società civile.
mi chiedo quando il popolo alzerà la testa e non permetterà più alle fazioni armate di governare il territorio.
mi chiedo perchè i giovani imbracciano il fucile di hamas o di fatah per poi andare a sparare o lottare contro un'altra fazione del loro stesso paese.
mi chiedo perchè la gente non si rende conto che una guerra civile dentro l'altra non è la soluzione ai problemi del quotidiano, quelli di cui tu spesso parli: raggiungere l'università indenni, potersi permettere di studiare, comprare libri, andare a trovare i parenti oltre il muro, vivere una vita dignitosa, non farsi sradicare gli alberi di ulivo sotto casa…
mi chiedo perchè non riusciamo a capire che a volte la non violenza è più significativa della presa di potere.
io credo che se le idee sono forti non serve il braccio armato, se la determinazione è potente non servono le bombe o le mine.
migliaia di persone che si rifiutano di eseguire un ordine o di lavorare per l'oppressore sono più potenti e devastanti di un carro armato che abbatte una casa.
so, so perfettamente che la palestina è uno dei luoghi al mondo più ricco di contrasti e che questi contrasti sono disarmanti.
ed oggi ci tocca assistere alla quasi separazione di gaza dalla cisgiordania.
ma non riesco a pensare ad altro che a un bantustan, un Gazastan, come forse, se questa dolorosa esperienza dura, verrà chiamato sui libri e manuali.
cosa credono questi signori, che non conosciamo le dinamiche di potere?
che non sappiamo chi è che li arma e a quale scopo?vogliono farci credere che un paio di tunnel sotterranei nel deserto (come se poi gli israeliani/americani non sapessero dove fossero o non fossero capaci di individuarli) gli permettono di avere tutti quei fucili e kalashnikov…
no io non ci credo minimamente, e sento che l'amico israeliano è molto molto vicino ai vertici di hamas e di fatah.
sento che siamo di fronte a giochi di potere, e che la gente comune sta morendo perchè qualcuno deve spartirsi la torta.
le prossime generazioni vivranno uno schifo: è questa l'unica eredità possibile.
come fa questa gente ad andare a sparare, essere connivente col potere, andare a pregare in moschea ed essere convinta che si, che va tutto bene.
tornare a casa dai propri figli e lavarsi il sangue dagli avambracci, il sangue del tuo vicino di casa, e poi guardarli ancora negli occhi i propri figli, e sapere, saperlo dal profondo, che si sta "lavorando" per il loro futuro.
e quel sangue non se ne può andare via tanto facilmente, non scivola velocemente per le condutture, ma resta nella storia, nell'odio e nella vendetta.
la storia diventa così un susseguirsi di faide: ma perchè non si può vivere uno accanto all'altro?
è questa domanda che mi porrei da palestinese che vive nei territori o a gaza?
è tanto semplice.
le gerachie vogliono il potere, non hanno intenzione di cambiare, non vogliono la fine dell'ANP e dell'OLP, non vogliono uno stato, sarebbe troppo disciplinato.
va bene così, il caos fa comodo ai partiti, drena denaro dall'estero.
all'estero la causa è molto sentita, i palestinesi esuli sono molto nostalgici ed essi ci speculano.
ma dentro, chi vive dentro muore.
è un dato di fatto. vorrei che la gente comune impazzisse, che tornando a casa si chiedesse se è il caso di vivere così per sempre, ripeto PER SEMPRE o no.
e non parliamo poi di Israele.
questo caos è una benedizione che cade giù dal cielo.
pensare che essi non c'entrino con tutta questa storia è assurdo.
io, rimango del mio parere, credo che quella terra sia una e che una debba essere, che la gente deve poter vivere, che i bambini devono poter sognare, che l'esperimento degli arabi israeliani sta più o meno funzionando. credo che qualcuno dovrebbe rifletterci e mettere da parte l'orgoglio, accettare di essere stati sconfitti, non sul piano tattico o militare, ma sulla più tremenda delle debolezze: la cocciutaggine e l'avidità.
un po' meno avidità avrebbe risparmiato qualche vita, un po' più di umanità avrebbe evitato i giochi di potere internazionali su un territorio insulso geograficamente, ma stupendo umanamente.
d.
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